Alla memoria di "Gerolamo Tacchino"..........

Poche pagine scritte da chi ha vissuto ed operato in modo encomiabile nella "Storia della Croce Verde" lasciando una traccia indelebile in essa .........."


 

 

Un po' di storia della Croce Verde Isoverde dal 1919 al 1980

La nostra P. A. Croce Verde è stata fondata da alcuni volonterosi; essi, animati da veri sentimenti umani, il 1º novembre 1910 fondarono la prima sede sociale, una stanzetta situata su Piano di Gallaneto ora via Augusto Cavenna. Subito si iscrissero un piccolo numero di soci, in prevalenza giovani, vi fu una riunione e si formò un Consiglio dal quale venne eletto a primo presidente il signor Rossi Giovanni (Nanin); con grande entusiasmo i soci si diedero da fare, si acquistò una volantina, ovvero una barella a mano, a due ruote, per il trasporto dei malati negli ospedali a piedi da Isoverde a Genova; essi erano ospedale Pamatone, ospedale Galliera, Celesia di Ge-Rivarolo. Allora non esistevano gli Ospedali di Ge-Sampierdarena, Ge-San Martino, Ospedale Gallino Ge- Pontedecimo. Dopo qualche anno essendo aumentato il numero dei soci e le esigenze di servizio, la sede della Croce Verde venne trasferita a Isoverde dove venne affittato un locale che era adibito a falegnameria, sulla strada principale del paese, in via E. Del Monte. La P. A. suscitava entusiasmo nella popolazione perché essa capiva il bene che poteva e ancora oggi può fare, di conseguenza aumentava il numero dei soci sia uomini che donne, nel frattempo venne eletto un nuovo presidente nella persona, del sig. rag. Goffredo Antola. Cassiere impiegato nell'lutificio Costa, dato che il sig. Rossi era stato eletto sindaco al Comune di Campomorone. Nella nuova sede vennero formate le squadre di servizio volontarie, col loro capo e vice capo squadra, venne pure norninato il direttore e vice direttore dei servizi, i quali comandavano tutti i militi e organizzavano i servizi trasporti malati agli ospedali. La P. A. man mano andava organizzandosi, allora segretario era il sig. Mantelli Lodovico, uomo onesto, profondamente umano. Dopo tanti servizi eseguiti con barella a mano da Isoverde a Genova e ritorno, con tanta fatica e sacrifici di giovani entusiasti e volonterosi, scoppiò la guerra 1915 / 1918. Tutti i migliori dovettero partire a militare, i più tanti non fecero più ritorno perché caddero in guerra lasciando un enorme vuoto nelle loro famiglie e di conseguenza anche nella Croce Verde, dove ancora oggi sono ricordati con doveroso omaggio in una lapide marmorea con i loro nomi incisi; tale memoria venne murata nella vecchia sede e poi nella nuova sede sociale. Terminata la guerra la P. A. si riorganizzò e comprò, con l'aiuto di tutta la popolazione, un'ambulanza a cavalli, che allora funzionò, abbastanza bene per diversi anni. Ricominciando un po' da capo si ricominciò a organizzarsi; vi entrarono nuovi soci, quelli che fecero ritorno dalla guerra ricominciarono a fare servizio pur lavorando nelle fabbriche e stabilimenti, alla sera nelle ore libere frequentavano la sede della Croce Verde per prestare servizio. Si prospettò l'idea di acquistare un'autoambulanza, sempre col generoso aiuto della popolazione venne acquistata l'ambulanza allora le più moderne a guerra finita erano le 157 ER, il che era già tanto dato che si usciva dall'antica barella a mano e quella a cavalli. I servizi venivano eseguiti con maggiore rapidità, il che portava beneficio ai malati e feriti prima di tutto, e con meno fatica per i bravi militi che eseguivano i servizi. Arrivati all'anno 1922 con l'avvento del fascismo al potere, passati alcuni anni venne emanata una legge dove tutte le P. A. erano obbligate a diventare tutte sottocomitati della Croce Rossa Italiana, ordinanza che suscitò malcontento in quasi tutta la popolazione locale, malgrado che queste associazioni siano sempre state apolitiche, infatti il regime fascista aveva paura che vi si annidassero degli elementi sovversivi. Si era soggetti a controlli, e si poteva anche essere mobilitati durante la seconda guerra mondiale. Ad ogni modo noi si continuava a fare servizi per i malati. Nel 1944 quando i tedeschi fecero il rastrellamento della Benedicta, i nostri militi raccolsero i cadaveri per poi avviarli ai paesi di origine. E nella Pasqua del '44 i militi raccolsero i fucilati di Isoverde, per portarli al cimitero e restituirli alle proprie famiglie. Anche i morti di Passo Mezzano, furono raccolti portati giù dei monti per teleferica dai Laghi e trasportati con barella a mano al Cimitero di Gallaneto e ivi vennero consegnati alle loro famiglie, per poi essere trasferirli ai loro paesi d'origine. A guerra finita dopo la liberazione per volontà unanime della popolazione, la P. A. ridivenne nuovamente Croce Verde. Con grande entusiasmo si organizzarono delle feste e raccolte in tutta la zona e si comprò una nuova autoambulanza, più moderna e adeguata al pronto soccorso, venne acquistata una nuova bandiera e si fece qualche premiazione per invogliare i giovani. Morto il secondo presidente rag. Goffredo Antola, venne nominato il sig. Alvigini Aldo, brava e degna persona. Dopo di lui, finito il periodo della Croce Rossa, fu eletto a presidente il socio Cosso Emanuele che con grande passione e umanità riorganizzò un po' tutta l'attività della P. A. Il sottoscritto allora era già segretario. Come tutte le cose o iniziative di questo mondo hanno i loro alti e bassi così pure la nostra P. A. li ebbe. Il presidente Cosso Emanuele si dimise e venne eletto a nuovo presidente il dottore Luigi Sartore che rimase in carica fino al 1983, e a vice presidente venne eletto Campora Angelo, direttore dei servizi venne nominato Lanza Emanuele (Diavolo). Durante una riunione di consiglio saltò fuori l'idea di costruirsi una propria sede sociale, eravamo nel 1964. Dopo vivace e approfondita discussione la proposta viene approvata da tutti i presenti, fermo restando la grande difficoltà per trovare il terreno su cui erigere la nuova sede sociale. Viene indetta un'assemblea straordinaria di tutti i soci e la popolazione, la riunione si tenne nel salone della Società Operaia Cattolica San Filippo Neri, gentilmente concessa. La popolazione partecipò tutta in massa: Isoverde, Gallaneto e Campora, era fin presente il reverendo priore Don Antonio Gatto, socio pure lui e molto entusiasta. Dopo la relazione morale e finanziaria, il presidente dottor Sartore fa la sua relazione e lancia l'idea progetto di costruirsi volontariamente una sede propria al fine di togliersi da pagare l'affitto di 12 mila lire al mese e avere una sede più decorosa. Con grande entusiasmo tutta l'assemblea approvò la proposta formulata dal consiglio, e viene subito nominata una commissione per cercare e reperire il terreno più adatto onde costruire la nuova sede. Problema arduo e difficile, intanto qualcuno s'incaricava di parlarne in municipio all'allora sindaco Campora Fulvio che sentita la proposta subito promesse il suo appoggio, unitamente alla Giunta Comunale. A quell'epoca il consiglio della Croce Verde si riuniva tutte le settimane per sentire quali novità c'erano. Difatti attraverso l'interessamento del sindaco e giunta compresa si rivolsero al demanio e ci venne concesso il permesso di coprire con lastrico in cemento armato il rio Rizzolo al principio della strada che conduce alle località di Isoverde, strada porta a Langasco ed al lato sinistro essa porta al cimitero d'Isoverde. Con un ritardo di un anno e cioè il 9 maggio 1965 si comincia a lavorare. E' bene chiarire il motivo del ritardo dovuto a un'imprevista difficoltà da parte del proprietario del terreno confinante con la strada che poi dopo tanto aspettare concede poiché si trattava di poca cosa. Il primo lavoro vengono tagliati gli alberi di Antono che sono lungo la riva del Rio. Lavoro che viene eseguito dal socio Barbieri Fortunato (Tinin) aiutato da altri volonterosi soci. Poi su consiglio del socio Medicina Paolo (impresario edile) vengono prese le dovute misure per fare gli scavi e gettare le colonne di copertura del rio in cemento armato. Sopra le quali verrà gettata la soletta dove verrà eretta sopra la Casa sede della Croce Verde. Nel frattempo viene incaricato il signor Medicina di fare eseguire il disegno della casa, tale lavoro che viene fatto da suo figlio geometra Roberto Medicina. Intanto tutti ci diamo da fare per mandate avanti il lavoro, ci vuole cemento, calce, ferro e sabbia. Per la sabbia si parla col signor Piano Felice e figli i quali s'impegnano a rifornirci la sabbia della loro cava di Cravasco fino alla fine della costruzione. Promessa che viene mantenuta, tanto che dopo al signor Piano padre le viene conferito il diploma di socio onorario, alla sua morte siamo andati al funerale con bandiera e rappresentanza di soci e consiglio direttivo. Sempre col largo aiuto della popolazione si acquista il materiale occorrente e con grande buona volontà ed entusiasmo da parte dei soci e sacrificio si lavora nelle ore libere, specialmente al sabato pomeriggio e alla domenica fino a mezzogiorno. Con lavoro paziente e costante si arriva al secondo piano, si provvede all'intonaco dei muri interni ed esterni, alla pavimentazione, anzi prima di tutto il tetto, si parte con persone competenti, si va a comprare il legname a Ge- Ponte X e si va in Piemonte a comprare le tegole per la copertura del tetto. Per questo lavoro si offrono i bravi soci muratori e operai Rebora Luigi (Rosso), defunto, gran brava persona. i fratelli Rebora Luigi (Luffo), pure defunto, e suo fratello Rebora Attilio (Luffo) ancora vivente; tutti bravi operai d'ingegno e intelligente. A servirli c'eravamo in due: il socio fondatore Eugenio Salton (defunto anche lui) e il sottoscritto Tacchino Francesco. A metà ottobre e cioè il 20 ottobre 1967, dopo avere arredato la nuova sede si delibera di procedere all'inaugurazione, si organizza. una bella festa con la benedizione della nuova sede e con la celebrazione di una Santa Messa, al mattino per tutti i soci defunti, dopo pranzo corteo per il paese con la banda musicale, con le autorità comunali e le associazioni locali e la partecipazione della popolazione. Oratore ufficiale alla festa è stato il professor Caielli, direttore sanitario dell'Ospedale Gallino di Ge-Ponte X, che ha voluto leggere i nomi degli ideatori e iniziatori della bella nuova sede, tenendo un bel discorso esaltando lo spirito di sacrificio di tutti per il bene dell'umanità sofferente. Per dovere di coscienza devo pure far sapere che tutte le porte, telai e balconi ci sono state offerte dalla Ditta Trafilati Galante, come pure le serrande o persiane, sono state offerte dalsignor Campora Francesco Giulio di Isoverde socio di vecchia data. A tutti questi benefattori la Croce Verde ha conferito un Diploma d'Onore in segno di riconoscenza. Tralasciando molti particolari, non passa molto tempo che si arriva a comprare una nuova autoambulanza, e cioè una Fiat 750, la quale molto adatta per le nostre strade di campagna. Anche questa viene inaugurata e benedetta una domenica mattina con una semplice cerimonia. Posta in servizio dopo poco tempo ci si accorge che la nuova autoambulanza è troppo piccola. Si riunisce il Consiglio il quale prende in esame la possibilità di acquistare un'autoambulanza più grossa, più comoda, pratica, che viene approvata da tutto il Consiglio, come pure viene approvato di passare l'autoambulanza 750 alla nostra Sezione di Campora S. Stefano. 1 Consiglieri e i soci di Campora accettano con entusiasmo e promettono di tenerla sempre in ordine ed efficienza per gli eventuali servizi nella loro zona. Come tutti sappiamo e questo è bene chiarirlo, ci sono in Campora quelli incaricati di fiducia che amministrano la Sezione, di conseguenza tutti i soldi che raccolgono: quote sociali, offerte per servizi, raccolte calendari, a fine anno, li portano e versano le somme alla Croce Verde (al nostro Cassiere) e vengono messe a bilancio, per il rendiconto annuo. Come succede un po' in tutte le cose di questo mondo dai primi entusiasmi si passa alle stasi di fatto, cioè un abbandono da parte dei giovani che. sono la speranza del domani, e pure sono molto generosi, se li si chiama vengono, ma fatto il servizio non si vede più nessuno. Siamo arrivati quasi al punto che la P. A. sembra non esistere più. Però ci sono i soci più anziani che tengono duro e non mollano, tra questi c'è Gualco Lino (cassiere) che oggi riscuote le quote, organizza i servizi, con il prezioso aiuto di Macciò Onorino e tante volte aiutati da Brugnera Gregorio, onore e merito a questi vecchi militi che riescono a tenere in piedi la gloriosa Croce Verde che oramai ha 73 anni di vita. Chiedo scusa se cito il mio nome, che da oltre 50 anni ho svolto la mia attività prima come milite poi come esattore, per le quote sociali, poi come segretario sono andato casa per casa a riscuotere le quote con gran pazienza e la fiducia di tutti, ho attaccato manifesti per i soci defunti, ho portato per anni la bandiera ai funerali, ho sempre fatto tutto quello che ho potuto con grande spirito umanitario. Adesso la mia salute non mi permette più di svolgere queste attività. Però quello che posso fare, in casa per esempio, i bilanci. Ma adesso ho presentato le dimissioni per motivi di salute, il presidente mi ha detto che devo aspettare l'assemblea. Faremo la riunione di consiglio e stabiliremo la data per fare l'assemblea invitando tutta la popolazione con manifesti, come faremo anche avvisare in Chiesa dal nostro reverendo priore Don Francesco Piras invitando pure lui. Con la speranza di riuscire a riorganizzare la nostra Pubblica Assistenza che è una delle più belle Istituzioni che esistano al mondo. Nella speranza e nell’augurio che di giovani ne vengano tanti perché sono loro la speranza del domani. Per involontaria dimenticanza vorrei citare qui alcuni no mi di soci e militi fondatori ormai tutti Defunti ma degni di essere nominati perché ci hanno dato l'esempio pratico del Sacrificio: Enrico Torriglia, Vittorio Conti, Ghiglione Silvio, Salton Eugenio, Robora Fortunato (Futti), Medicina Luigi (Barii), Pecollo Angelo, Macciò Emilio, Marini Emilio, Montaldo G. B., De Vincenzi Giuseppe (Ruscin), Medicina Giacomo (Barii), direttore dei servizi Guazzone Giacomo (lachin, autista), Boccardo Camillo (autista), Reggi Giuseppe (Beppino), Medicina Gigi di Medicina, caduto nella guerra ’15 / ’18. Bisogna re nominare le donne che hanno prestato preziosi servizi le quali: Stoffa Elisa, Nencini Nella in Ferri, Spazzarini Ottavia (direttrici), Romairone Maria Maiolin. Merita menzione particolare Marchelli Amalia che per oltre 40 anni ha sempre lavato la biancheria dell'ambulanza senza mai essere pagata, cioè grande bontà umana e volontari. Altri nomi di donne che hanno prestato un esemplare servizio sono le sorelle Montemartini Amelia, Piera, Lina, Giuditta e Fulvia, come pure Montaldo Maria figlia di Giuseppe che è stato economo per tanti anni. Alcuni episodi inediti. La nostra Croce Verde nei primi anni che è sorta ha svolto molti servizi nelle zone montane e cioè alle Capanne di Marcarolo presso le cascine degli Alberghi e Pria d'Uga. Una volta si andò a prendere un armaiolo di Genova con l'ernia strozzata, la strada era mulattiera, bisognava marciare con barella in spalla; servizi ai Laghi del Gorzente a prendere morti e feriti. Un servizio alla Madonna della Guardia a prendere il capo cava dei marmi che era deceduto lassù al Santuario e per mezzo della volantina barella a mano l'abbiamo portato a casa sua a Pietralavezzara. Ce ne sarebbe un'infinità di episodi da raccontare ma per adesso basta. Credo, in sintesi, di avere scritto abbastanza.

 

Francesco Gerolamo Tacchino

Rivisto da Anselmo Sarchi - 2001

© P. A. Croce Verde Isoverde 1910